Per ogni appassionato in principio il vino è esclusivamente rosso ed esiste solo la Toscana. Quelli che poi sentono l’irrefrenabile impulso ad investire nella conoscenza delle cose enoiche, si ritrovano miracolosamente accomunati da una serie di folgorazioni. Visioni comuni che rivelano nuove vie. Come una crisalide, ci spogliamo del vecchio credo rinascendo ad una nuova identità alcolica, davanti al bicchiere oramai divenuto per sempre calice, una sorta di graal.
All’improvviso con stupore e meraviglia si scopre che la Toscana non è l’unica isola felice. Navigando negli insegnamenti dei tre livelli Ais le certezze vengono meno. Grandissimi vini bianchi rivelano una nuova via facendo vacillare una delle convinzioni più radicate, “mio Dio ma forse il rosso non è supremazia assoluta”. Si viene rapiti dai passaggi del metodo champenoise e da quel momento, guardare quella catenella di bollicine che sale in superficie lungo una flute non sarà mai più la stessa cosa.
Ahimè quando poi dal dubbio si afferma la consapevolezza che l’Italia del vino, per quanto di grandissimo livello si trova a guardare da dietro i cugini d’oltralpe, la delusione pareggia quella provata alla scoperta che Babbo Natale non esiste. Nel bel mezzo di tutto ciò una certezza si afferma, nuova, prepotente, incondizionata, un nuovo monolite si attesta al centro di una riformata coscienza vinicola, il nuovo protagonista è lui: sua maestà il Nebbiolo.
Certo si sapeva anche prima, ce lo avevano detto che il Piemonte “era una cosa seria” ma chissà perché, prima di metterci veramente il naso dentro per diversi motivi culturali la Toscana era il nostro unico nirvana. All’improvviso la nostra mappa dell’eccellenza italiana si amplia. Ecco le Langhe, del Nebbiolo patria e luogo di cui tanti letterati hanno narrato la struggente atmosfera e il modello di vita. Quella tradizione contadina così forte sul territorio.
Ed eccole a Roma le Langhe nella manifestazione “Vignaioli di Langa e Piemonte” che il 15 e 16 novembre nell’eleganza dell’Hotel Excelsior di Via Veneto ha raccolto i piccoli produttori piemontesi. Gente di vigna e di cantina che personalmente ha presentato i propri vini, con tutto l’amore e la passione possibile, ognuno intento a spiegare i particolari e la tecnica di produzione del singolo vino, addirittura fino a quante foglie lasciare sulla vite per far ricevere al grappolo la giusta quantità di sole.
Primi attori i figli illustri del Nebbiolo quei Barolo e Barbaresco irripetibili nel mondo accompagnati dagli altri grandi interpreti del vitigno, come Gattinara, Boca, Roero. A completare il panorama del vigneto Piemontese presenti anche la Barbera e il Moscato protagonisti dell’Astigiano, insieme a piccole perle da intenditori come l’Erbaluce di Caluso il Timorasso e altro ancora. Ridicolo in questo caso il solo tentativo di far classifiche, difficoltoso persino elencare tutte le preferenze vista la quantità delle cantine e le bottiglie di qualità (www.vignaiolidilanga.com).
Per quanto riguarda il Barbaresco, a parte lo strepitoso “Barbaresco Rabaja” di Giuseppe Cortese molto interessanti i prodotti dell’Azienda Agricola Marco e Vittorio Adriano, indirizzati all’olfatto su delicate note di pot-pourri di fiori rossi e viole. Tra i Barolo, da sottolineare il “Barolo Riserva Bricco Boschis 2008 – Vigna San Giuseppe” della Tenuta Vitivinicola Cavallotto prodotto nel comune di Castiglione Falletto. Grande sorso anche quello concesso dal “Barolo Riserva 2005” prodotto dai fratelli Borgogno sulla celebre collina di Cannubi.
Di grande livello anche il “Barolo Bussia riserva 2008” di Giacomo Fenocchio, un habitué della qualità. Vini che insieme agli altri dei comuni dove ne è consentita la produzione, sono contraddistinti da un’incredibile ampiezza olfattiva giocata principalmente su note di fiori rossi, rose e violette, ma ognuno capace di assumere una propria complessità, veicolata su speziature note fruttate e sfumature sempre diverse.
Il gusto è sempre pieno e grande è la struttura, senza però mai risultare pesante e regalando deliziosa persistenza gustativa. Caratteristiche che conferiscono al Barolo eleganza assoluta e ampie capacità di abbinamento. Oltre al Barolo da segnalare le produzione dell’Azienda Vitivinicola Pietro Cassina, e quella dei vini biodinamici dell’ Azienda Agricola La Raia. Anche i bianchi meritano di essere menzionati, ottimo il Gavi “Relys” da uve Cortese prodotto dall’Azienda Molinetto di Diego Carrea, vino elegante nel bouquet dei profumi fruttati, morbido e di gradevole persistenza.
L’Azienda La Colombera ha invece presentato il “Montino” e il “Dhertona” due splendidi Timorasso dei Colli Tortonesi. L’Erbaluce di Caluso è stato invece ampiamente rappresentato dall’Azienda Cieck che lo ha proposto nella versione fermo, passito e addirittura spumante, con il “Calliope” un brut dai sentori di frutta a polpa bianca, lieviti e accenno floreale, dotato di una bellissima acidità e finale lungo. Purtroppo dopo un solo fine settimana il paese dei balocchi ha chiuso i battenti. Arrivederci allora al prossimo anno, ad un appuntamento per chi delle Langhe è appassionato e per chi nel frattempo si appassionerà.
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