Quando si pensa alla guida del Gambero Rosso vengono subito in mente le Tre Forchette, traguardo che contraddistingue l’eccellenza per i ristoranti. Ma accanto a questi veri e propri punti di riferimento per appassionati ed addetti ai lavori, si fanno largo le migliori trattorie, identificate con i Tre Gamberi.
La cena che si è svolta ieri sera presso la Città del Gusto ha permesso all’olimpo delle trattorie di proporre agli ospiti i loro piatti, presentati in 3 differenti menu, uno rosso, uno giallo ed uno marrone, strutturati allo stesso modo, con 2 antipasti, un primo, un secondo ed il dolce.
Un interessante “Giro d’Italia”, tra rivisitazioni di ricette classiche o portate che puntavano fondamentalmente sulla qualità delle materie prime. Noi abbiamo assaggiato tutti i 15 piatti (un lavoraccio…) e devo ammettere che è stato abbastanza facile decidere il podio della serata perché alcune proposte erano veramente interessanti.
1. Ravioli di finanziera del “Consorzio” (Torino) – Non è sempre facile metter d’accordo tutti i commensali, ma già al primo boccone questi ravioli avevano riscosso il consenso della sala. Il quinto quarto in una veste nuova, quasi elegante, un sapore deciso, importante ma lavorato con un maestria tale da poter risultare piacevole anche per chi non ama il genere.
2. Pecorino al cartoccio di “Tischi Toschi” (Taormina – ME) – La semplicità al potere: un ottimo pecorino, poco stagionato, accompagnato dalle alici che rendevano il piatto molto interessante, ed una aromatizzazione di timo ed origano. Anche la presentazione ha riscosso particolare successo. Se posso permettermi un parallelo con la cena delle Tre Forchette, mi ha ricordato il piatto di Cannavacciuolo, non nei sapori naturalmente, ma nell’idea, pochi ingredienti di qualità ben armonizzati.
3. Semifreddo di vaniglia con zabaione caldo e cioccolato di “Ai Cacciatori” (Cavasso Nuovo – PN) – Probabilmente se lo zabaione fosse stato leggermente più caldo questo dolce sarebbe stato per me il piatto della serata. Molto piacevole il semifreddo, vellutato, ottimo l’abbinamento con lo zabaione ed il cioccolato.
In chiusura una rapida rassegna sugli altri piatti:
– Spalla cotta di S. Lorenzo con mostarda, salsa verde e giardiniera di “Caffè La Crepa” (Isola Dovarese – CR) – Felice scelta di ingredienti di qualità, pochissima lavorazione, ma il mix di sapori era giusto.
– Totanetti al rosmarino con ceci di Cicerale di “Angiolina” (Pisciotta – SA) – Buon antipasto, totanetti forse cotti un po’ troppo ma la crema di ceci era davvero gustosa.
– Luccio in salsa con polenta di “La Locanda delle Grazie” (Curtatone – MN) – Piatto che ci ha deluso, polenta grumosa ed anche un po’ collosa, prevalenza dei capperi sul luccio.
– Baccalà fritto con purè di ceci rosa di “Locanda Al Gambero Rosso” (Bagno di Romagna – FC) – Ottima frittura, il baccalà avevo il giusto grado di sapidità.
– Sformato di orzo con patate, carciofi e sponsali su passata di zucca gialla di “Antichi Sapori” (Andria – BT) – I carciofi erano l’elemento caratterizzante del piatto, per il resto molto semplice nei sapori.
– Trippa alla bresciana di “Osteria della Villetta dal 1900” (Palazzolo sull’Oglio – BS) – Trippa presentata in versione zuppa, che ricorda un po’ la versione alla romana, anche se in questo caso i sapori erano meno intensi ma comunque piacevoli.
– Minestra di farro con guanciale, salsiccia e pecorino romano di “Armando al Pantheon” (Roma) – “L’ignoranza” del nome lasciava presagire un piatto molto deciso, invece tutto era equilibrato, forse anche troppo.
– Stracotto di pecora con finocchietto selvatico di “La Madia” (Brione – BS) – Buona la carne, forse poco presente il sapore del finocchietto.
– Pescatrice al vino bianco con pasticcio di bietole e patate di “Vecchia Marina” (Roseto degli Abruzzi – TE) – Mi è piaciuto il pasticcio, molto delicato e che ben si accompagnava al pesce.
– Coppa all’arancia con ripieno di fichi e pistacchi di “Osteria del Treno” (Milano) – Portata impegnativa, la carne farcita con i fichi doveva esser necessariamente assaggiata con la verdura per mediare la componente grassa.
– Focaccia dolce con ricotta fresca e uva sultanina di “La Locandiera” (Bernalda – MT) – Buon dolce, sapori classici che portavano alla mente altre preparazioni della nostra tradizione.
– Krapfen fritto di “Pretzhof” (Val di Vizze/Pfitsch – BZ) – L’abbiamo definito un Krapfen “stanco”, perché ci aspettavamo una versione classica ed invece c’è stato presentato un raviolo di sfoglia il cui sapore era sovrastato da quello dell’olio.
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